18 maggio 2012

" NELLA TEMPESTA ........ LA QUOTIDIANITA' " di Giulia Cesaria Maltinti

Nella tempesta… la quotidianità” è il titolo del diario-racconto di Giulia Cesaria Maltinti, moglie di un ufficiale del Reggimento San Marco, impegnato durante una missione di pace in Libano, a seguito dello stato di destabilizzazione del Paese. Argomento di grande interesse storico, in quanto si pone all'interno della contestualizzazione geopolitica nell'ambito del conflitto  mediorientale, nonchè perchè furono impegnati i militari italiani.
I ricordi si intrecciano alla vita quotidiana, al lavoro del proprio marito. Una storia, che pone l'accento sull'aspetto femminile e familiare, dove la costante è fatta di partenze e ritorni, solitudine, rabbia ma comunque sempre tanta stima verso il proprio compagno di vita. 

Riflessioni e sfoghi di una donna affidati alle pagine di un quaderno o all’immagine di una foto, pensando al marito lontano, militare, in missione di pace.
Guerre assurde si intrecciano con il suo vivere quotidiano ed il rapporto con il proprio marito, che annota le sua esperienza su una sorta di diario di bordo, da custodire gelosamente in uno scrigno pieno di ricordi.

I fatti raccontati da Giulia Cesaria Maltinti, riguardano la missione in Libano del 1982, la prima delle missioni di pace in cui i reparti organici militari italiani venivano impegnati dopo la fine della seconda guerra mondiale. Forse non era la missione militarmente più pericolosa, anche se il bilancio finale fu di un morto (il fuciliere Filippo Montesi) e di molti feriti, ma sicuramente ebbe una rilevante importanza politica e militare perché era la prima volta, dopo la fine della seconda guerra mondiale, che all’Italia veniva riconosciuto un ruolo internazionale di grande responsabilità. Un'occasione che il nostro Paese, sul quale erano puntati gli occhi di mezzo mondo, non poteva fallire. Evidente che un compito così impegnativo non poteva che essere affidato dallo Stato Maggiore ai corpi militari d’elite,  il Reggimento San Marco in primo luogo. Di conseguenza, la città di Brindisi, dove il Reggimento (all’epoca Battaglione) ha sede e da dove partì il nostro contingente, diventò una sorta di capolinea logistico delle operazioni.

Il testo raccoglie l’esperienza di due vite parallele, eccezionalmente intersecanti tra loro, esperienze ambedue singolari e distinte: l’apparente quotidianità vissuta dalla protagonista contrapposta alla cruda realtà di una guerra, raccontata dettagliatamente dal marito (nello specifico Missione Libano 2 1982-1984) in quanto egli stesso testimone.
Giulia Cesaria Maltinti descrive come improvvisamente cambiò la vita delle donne rimaste a casa, spesso con un lavoro da svolgere e figli piccoli da accudire, piccole routine che diventavano montagne insormontabili, con lo stato d’animo e la paura di chi sapeva che il proprio compagno non si trovava ad una normale esercitazione ma in una vera e propria guerra.
E poi le lunghe settimane di silenzio, la televisione sempre accesa sui notiziari per captare ogni notizia proveniente dal Medio Oriente, la riscoperta del rito delle “lettere dal fronte”, le riunioni insieme alle altre mogli in attesa della corrispondenza, dei messaggi ma anche per scambiarsi solidarietà, favori e soprattutto novità. L’autrice ha voluto così narrare l’altra faccia della Storia che non sarà mai scritta.

Un testo adatto alla lettura di tutta la famiglia perché anche i figli possano comprendere.
L'originalità dell’impegno di Giulia Cesaria Maltinti non sta soltanto nell’essere la prima moglie di un militare che racconta ciò che non emerge mai dalle cronache delle missioni di pace - se non quando qualche marito, fidanzato o figlio rientra in Italia dentro una bara avvolta nel tricolore - ma di avere voluto includere nel libro anche la testimonianza del marito, il capitano di fregata Fabrizio Maltinti, che, dopo quella prima missione in Libano nel 1982, ne ha effettuate tante altre, da Mogadiscio in Somalia, a Sarajevo o in Kosovo, sino ad essere non solo un veterano, ma un autentico esperto in materia.
Dal diario libanese di Giulia e Fabrizio Maltinti apprendiamo le peripezie, le emergenze, le piccole e le grandi storie, che ogni missione all’estero comporta.


Il libro (Hobos Edizioni srl, € 15, stampa Italgrafica di Oria), il cui ricavato è destinato all’istituto Andrea Doria, che assiste gli orfani dei marinai caduti in servizio, include due appendici:
1.    Elenco del personale del B.S.M. che ha partecipato alla Missione Libano2  1982-1984
2.    Elenco del personale del B.S.M. ferito nel corso dell’ operazione Libano2  1982-1984

Presentato ufficialmente per la prima volta lunedì 21 settembre 2009 alle ore 18,30 a Brindisi presso il salone di Palazzo Nervegna alla presenza del Sig. Sindaco pro tempore, l’On. Domenico MENNITTI, il libro il 19 novembre 2011 ha varcato il confine italiano. Rappresentato in Francia a Tolone, dove Giulia ha seguito suo marito impegnato in incarichi all'estero, al teatro "Liberté", attraverso foto parlanti che narrano brani del libro tradotti in francese. La rappresentazione è stata inserita nell'ambito del progetto teatrale "Penelope e la Grecia" a cura degli artisti Alain Michon e Pascal Fayeton.
Successivamente, il 19 gennaio 2012, il libro è stato presentato all’Istituto Culturale Italiano presso il Consolato Generale di Marsiglia alla presenza del Sig. Console Generale, Dott. Paolo De Nicolo; e il 31 marzo 2012 presso l’Hotel Rex di Livorno. 


Parola all’Autrice:
“Un testo che definirei, con un gioco di parole, autobiografico-biografico, 
perché attraverso la mia storia, ho raccontato quella  di mio marito. 
Negli anni da me ripercorsi dal 1982 ad oggi, molti conflitti si sono susseguiti, senza lasciare traccia della vita vissuta da quelle madri, mogli e fidanzate che attendono. 
Una vita vissuta con tenacia e determinazione da piccole grandi donne, virgole che danno un senso ad una vita complessa e spesso incomprensibile. 
Nel mio libro parlo dell’amore,
 della mia rabbia, della mia solitudine, ma sono orgogliosa di mio marito, perché ha sempre creduto nella sua missione e nel suo lavoro. 
Ho descritto la  guerra, la morte, la disperazione ed oggi, penso, di essere stata fortunata, perché mio marito è rientrato dalle sue missioni sano e salvo, mentre altri vi hanno trovato la morte. Questa è la ragione, per la quale ho deciso di scrivere il mio libro e donarne il ricavato all'”Istituto Andrea Doria”, per l’assistenza agli orfani della Marina Militare:  per non dimenticare le vittime e i loro figli”.