25 giugno 2012

Il Mondo Femminile nella pittura dell'800 e primi '900 | MUSEO DE NITTIS di Barletta

L’odore della luce è quello che si espande in un campo di fieno appena tagliato, in un giardino dove le lame del sole illuminano l’humus del sottobosco, nell’afrore dolce del gelsomino estivo. E’ la sensazione che promana da una certa pittura a cavallo del secolo, ancora legata ai canoni macchiaioli ma già proiettata verso il nuovo del dopoguerra. 
La luce che illumina l'olfatto è una splendida sinestesia, un caso di intersensorialità «indotta», che gioca sull'idea che dai prati, dai campi e dai giardini delle opere della mostra emanino luci odorose e profumi luminosi. Tanto più splendida la sinestesia per il fatto che quella luce odorosa illumina e avvolge figure femminili anch'esse profumate di luce e illuminate di odori.

Una pittura, quella indagata in L’odore della luce(dal 5 Maggio al 19 Agosto Palazzo della Marra, sede della Pinacoteca De Nittis di Barletta), che ha due coprotagoniste: la donna e la natura, ad occupare una scena fatta di quotidiana straordinarietà, sullo sfondo di nuove certezze, in decenni destinati a cambiare il mondo e ad assistere al nuovo ruolo che in esso si vanno conquistando le donne. Anche in quell’universo apparente immutabile che è la società contadina, tanto al sud quanto al nord del nostro Paese.

Non a caso Emanuela Angiuli, curatrice della mostra, ha scelto per questa affascinante esposizione di aprire un focus sul “Mondo femminile nella pittura dell’Ottocento e del primo Novecento”, in Italia. Qui risalta la descrizione profondamente evocativa ed emozionale della piccola borghesia della provincia italiana e del mondo contadino. Lungo le quattro sezioni tematiche: sentimenti, i lavori del giorno, prati e giardini, confidenze, passa, come in un fil d’atmosfera, l’altra metà del mondo, una metà che, forse per la prima volta, è veramente consapevole del suo contare, della fine di una millenaria subalternità.
Nelle sale della Pinacoteca De Nittis a Palazzo della Marra, in quel di Barlettagli artisti raccontano, spesso con sensibilità confidenziale come in un palinsesto figurativo, i loro momenti più personali ed intimi: l’adolescenza, il lavoro, le ritualità dei sentimenti.


GLI ARTISTI
Torello Ancillotti, Cristiano Banti, Cecrope Barilli, Leonardo Bazzaro, Amedeo Bocchi, Giovanni Boldini, Odoardo Borrani, Alberto Caligiani, Niccolò Cannicci, Giuseppe Casciaro, Pietro Chiesa, Beppe Ciardi, Vittorio Corcos, Angelo Dall’Oca Bianca, Lorenzo Delleani, Giuseppe De Nittis, Arturo Faldi, Giovanni Fattori, Egisto Ferroni, Antonio Fontanesi, Giovanni Giani, Francesco Gioli, Giuseppe Graziosi, Vincenzo Irolli, Pio Joris, Silvestro Lega, Tito Lessi, Francesco Paolo Michetti, Alessandro Milesi, Plinio Nomellini, Filippo Palizzi, Teofilo Patini,Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Luigi Rossi, Alfredo Savini, Telemaco Signorini, Armando Spadini, Ettore Tito, Gioacchino Toma, Angiolo Tommasi, Adolfo Tommasi, Romano Valori.

RECENSIONI
"La mostra si propone di rivisitare il mondo del quotidiano nel vissuto della natura delle campagne italiane, attraverso gli artisti che nella seconda metà del 1800 e fino al primo ventennio del 1900, seppero cogliere lo spirito profondamento evocativo ed emozionale della piccola borghesia della provincia italiana. Essa si compone di quattro sezioni tematiche: SENTIMENTI, I LAVORI DEL GIORNO, PRATI E GIARDINI, CONFIDENZE. Protagoniste quasi sempre le figure femminili, donne raffigurate nelle diverse occasioni della vita, in ogni attimo della quotidianità, inserite in un codice di comportamento attardato nel perimetro familiare dei luoghi all’aperto, in uno stretto rapporto con la scena campestre, dimora e allo stesso tempo ambiente sociale. E’ qui che gli artisti scoprono, spesso con sensibilità confidenziale come in un
palinsesto figurativo, i loro momenti più personali ed intimi: l’adolescenza, il lavoro, le ritualità dei sentimenti. Mentre nuovi movimenti intellettuali, mutamenti politici e culturali investono l'Italia che tra 1800 e 1900 portano le donne, nobili o popolane, ad assumere ruoli di primo piano nella nuova società italiana, la pittura registra immagini eloquenti della storia e delle condizioni nelle quali si esprime il mondo della provincia.
A partire dalle donne, l’osservazione invade inevitabilmente vari campi di interesse storico, letterario ma anche demo-etnoantropologico e sociale. La pittura si fa registro della conoscenza degli usi e costumi delle tradizioni locali mediante una molteplicità di linguaggi che interferendo col vivere quotidiano, offrono la qualità di un complesso e variegato territorio culturale. Osservando questi dipinti, emerge una realtà che, dopo l’Unità d’Italia, è fortemente legata alle società rurali e alle tradizioni della provincia che trovano eco alla narrativa veristica di Giovanni Verga, di Luigi Capuana scopritore del romanzo sperimentale di Zola e diffusore del naturalismo, al verismo di Matilde Serao, Grazia Deledda, Mario Pratesi, Renato Fucini. Il «fiumeIl «fiume della vita» scorre nella pittura italiana dell’Ottocento a volte dentro scenari immortalati nella sensibilità di un divertissement sentimentale, oppure attraverso una rêverie di  rtisti che trasformano paesaggi e ritratti in un teatro delle emozioni, in cui realtà e immaginazione concorrono all'espressività pittorica dei sentimenti.
Accade che il rigido realismo cede il passo al gioco delle impressioni per cogliere in tempo reale la fuggevole vibrazione di una luce o di un colore, fino a condurre l'euforia emotiva instillata nelle figure, ai linguaggi del simbolismo. La particolarità della rassegna, infatti, sta nella ricca stagione della cultura figurativa italiana tra il XIX e il XX secolo, capace di dialogare con molte correnti pittoriche, dalla napoletana Scuola di Posillipo ai macchiaioli toscani.
Con una tecnica pittorica diversa come quella divisionista, pittori come Pellizza e Morbelli sono riusciti a trasfigurare la realtà, pur rappresentata con metodo scientifico nell’analisi della luce e del colore, unendo alla resa di particolari fenomeni luministici, una forte suggestione sentimentale. Questa dimensione lirica, certamente ispirata anche dalla letteratura, in particolare di d’Annunzio e Pascoli, giunge alla visione divisionista e poi simbolista di Plinio Nomellini con la sua bellissima "Lucilla", dove la donna seduce con uno sguardo intenso e fuggente mentre il corpo e il volto appaiono vaporizzarsi nella vegetazione rigogliosa, in una trasfigurazione dal sapore simbolista.
Un percorso nei mondi femminili che entrando nel ‘900, si conclude con “La passeggiata amorosa” di Pellizza da Volpedo, sospesa sul prato di luce, mentre s’avanza, ormai simbolo della sfuggente armonia tra uomo e natura.
- Emanuela Angiuli, curatrice della mostra

"Suggestiva e intrigante già nel titolo, la mostra che la Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” dedica ai pittori della luce, conferma la vocazione del museo a ricercare per le strade dell’arte, la visione dei tanti mondi che nel tempo lungo di oltre un secolo, hanno fondato le sensibilità culturali che ancora ci appartengono,dalle quali ricaviamo emozioni, riflessioni, sentimenti, allo stesso modo del senese Cesare Brandi sulle strade delle campagne pugliesi, avvertite come allegorie dell’infanzia nostra e della terra “infanzia accesa di luce e d’aria viva”
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia

"Le mostre realizzate dalla Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” si inseriscono a pieno titolo nel panorama della ricerca e degli studi che si vanno compiendo in Italia nell’ambito della pittura dell’Ottocento. Anche la scelta di indagare per grandi temi, sviluppatisi tra le diverse scuole e correnti figurative, ci offre l’opportunità di riattualizzare le stagioni dell’arte che videro, a partire dall’età immediatamente postunitaria, il profondo cambiamento che il nostro Paese ha vissuto nell’arte, nella cultura, nella storia, nella politica. Il successo di critica e di pubblico riscontrato con la mostra “Incanti e scoperte. L’oriente nella pittura dell’Ottocento italiano”, ha confermato, ancora una volta, la validità del contributo di conoscenza e di godimento estetico che la nostra Pinacoteca mette a disposizione degli studiosi, ma, esito ancor più rilevante, il riconoscimento da parte del grande pubblico del valore delle scelte condotte grazie alla coerenza, all’impegno, alla passione degli operatori della Pinacoteca."
Nicola Maffei, sindaco di Barletta